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IL RUMORE DELLE COSE CHE INIZIANO - Evita Greco




A pensarci molto bene, è passato davvero tanto tempo dalla mia ultima recensione. Più o meno due anni, o forse qualche giorno in meno. Il fatto è che sono diventata grande e, si sa, quando si diventa grandi aumentano le responsabilità e aumentano gli impegni.
La mia vita è ricca di eventi e fitta di incombenze: studio giornalismo e cultura editoriale all'Università degli Studi di Parma; lavoro come Project Manager presso un ente di formazione e consulenza aziendale; collaboro con una casa editrice, per la quale curo alcuni servizi editoriali; vado in palestra a correre come una pazza e ogni tanto trovo il tempo per leggere libri che VOGLIO leggere, lasciando da parte per un attimo i libri che devo studiare o su cui devo lavorare.
Non leggo più con i ritmi soliti ai quali vi avevo abituato. Se mi seguite da un po', sapete benissimo che due anni fa ero capace di leggere anche dieci libri al mese. Oggi quei dieci libri li leggo in tre o quattro mesi, quando va bene.
Il tempo di scrivere, poi, non esiste più. Da qualche mese a questa parte avevo smesso di scrivere il mio solito diario; avevo smesso di dedicarmi alla scrittura di racconti e, conseguentemente, avevo smesso di scrivere in questo blog.
Le giornate sostenute a ritmi frenetici, la stanchezza e tutte le scuse che possono venirvi in mente leggendo queste mie lamentele, concorreva tutto a tenermi lontana da qui. Distante da questo piccolo spazio mio mio che ero riuscita a creare con tanto amore e con tanta dedizione.

Poi è successa una cosa. Ho letto "Il rumore delle cose che iniziano" e la voglia di scrivere è tornata.
Mi sono fermata a pensare che la scrittura, oltre che un piacevolissimo passatempo e un'ottima valvola di sfogo, è per me una vera e propria necessità.
Voglio raccontarvi come è andata.


Sapevo dell'uscita di questo romanzo ormai da qualche settimana. Ho la fortuna di conoscere l'autrice e ho la possibilità di seguirla su Facebook, leggere i suoi post, condividere i suoi pensieri e la dolcezza delle sue foto.
L'ho seguita nei suoi viaggi in treno verso la Scuola Palomar e forse l'ho seguita anche durante la stesura di questo romanzo.
Dunque ho aspettato il 31 marzo così come da bambina aspettavo l'arrivo del Natale e, quando finalmente è arrivato, mi sono precipitata in libreria durante la pausa pranzo dal lavoro per poter finalmente acquistare il libro.
Reperirne una copia non è stato semplice: ho fallito la missione in ben due librerie e, alla fine, sono riuscita a trovarne qualcuna all'interno di un supermercato.


Stringere tra le mani "Il rumore delle cose che iniziano" mi ha regalato un'emozione indescrivibile, tanto forte da far accelerare i battiti cardiaci e tanto intensa da riempirmi gli occhi di lacrimoni. Tornare in ufficio è stata un'ardua impresa, volevo leggerlo a tutti i costi, lo aspettavo da troppo tempo.
Allora sono rientrata in ufficio, brandivo la mia copia suscitando l'interesse dei miei colleghi e ho pensato bene che era arrivato il momento di parlare di Evita e di parlare del romanzo con tutte le mie colleghe preferite, quelle a cui mi sono affezionata nel tempo e a cui voglio bene.
Impaziente e curiosa, ho lavorato tutto il pomeriggio con la copia de "Il rumore delle cose che iniziano" sulla scrivania, dove potevo vederla bene e dove potessero vederla bene anche gli altri.
Il mio lavoro è meraviglioso, ma vi assicuro che uscire dall'ufficio non è mai stato così bello. Sono arrivata a casa in un baleno e dopo aver cenato in fretta e furia ho iniziato a leggere.
Sono state le quattro ore più belle del 2016, non leggevo un libro scritto così bene da troppo tempo.

TRAMA: Cosa faresti se la tua bambina avesse paura di andare a scuola? Cosa le diresti per convincerla a farsi coraggio? Per la sua nipotina Ada, Teresa inventa un gioco: ogni volta che una cosa bella sembra finire, bisogna aguzzare le orecchie e prestare attenzione ai rumori. Solo così si possono riconoscere quelli delle cose che iniziano. Alcuni sono semplici e hanno dentro una magia speciale: un'orchestra che accorda gli strumenti, il vento in primavera, il tintinnio delle tazza riempite di caffè... Ma nella vita non sempre sappiamo riconoscere le cose belle. Quando perdiamo fiducia in noi stessi, quando qualcuno ci tradisce, o ci dice addio, sembra che nulla possa davvero iniziare. Ada ci pesa spesso, ora che nonna Teresa è ammalata. Nei corridoi dell'ospedale la paura di restare sola è così forte da togliere il respiro, ma bastano due persone per ricordarle che si può ancora sorridere: Giulia, un'infermiera tutta d'un pezzo, e Matteo, che le regala margherite e la sorprende con una passione imprevista. Perché è proprio quando il mondo sembra voltarti le spalle che devi ascoltare i rumori, e farti trovare pronta. Guardati intorno, allunga la strada, sbaglia a cuor leggero e ridi più spesso che puoi. Ogni volta che qualcosa finisce, da qualche parte ce n'è un'altra che inizia.


"Il rumore delle cose che iniziano", romanzo contemporaneo pubblicato da Rizzoli, racconta la storia di Ada. La conosciamo bambina, quando sua madre stabilì "che non le interessava poi tanto fare la mamma" e decise di lasciarla alle cure di nonna Teresa. Durante l'infanzia, e proprio a causa di tale disagio emotivo, Ada manifesta tutti i sintomi e sentimenti tipici della sindrome dell'abbandono. Compiere gesti naturali e quotidiani, come mettersi a dormire o andare a scuola, le creano un forte disagio emotivo e, proprio per alleviare questa sofferenza, nonna Teresa escogita una tattica per distogliere l'attenzione della bambina dai cattivi pensieri e per permetterle di affrontare la vita con positività, aprendosi alle novità. Nonna Teresa la invita a fermarsi e ad ascoltare, quando ha paura, Ada deve fermarsi e ascoltare il rumore delle cose che iniziano e deve imparare a riconoscere lo stupore degli inizi:

Una mattina, dopo aver preparato il grembiule, il cestino e tutto il resto, nonna Teresa le aveva parlato, stringendole la piccola mano.
-Vedi, Ada, prima o poi le cose devono iniziare. Sono come le strade. Tu sei lì a pensare che una stia finendo, ma in realtà è un'altra che è appena cominciata. Come questa strada qui. Tu pensi che stia finendo la strada che ti porta da me. E invece sta solo iniziando quella che ti porta a scuola.-
Ada aveva ascoltato sua nonna. Fin quando lei le teneva la mano, sapeva che non se ne sarebbe andata da nessuna parte, e allora era tranquilla. 
-Adesso è questa la tua strada, quella che porta all'asilo- aveva detto ancora la nonna.
-Ma se io prendo questa strada, tu non puoi venire con me.-
-Io tornerò, tornerò da te.-
-E dove andrai nel frattempo?- Nonna Teresa aveva riso.
-Non importa dove vanno le persone- aveva risposto, -l'importante è che tornino da te.-
Ada aveva pensato che la nonna aveva ragione. La sola cosa che importava era che sarebbe tornata da lei. Ma c'era ancora dell'altro che non aveva capito, e allora glielo chiese. Quando Ada aveva tre anni, chiedeva sempre un sacco di cose, soprattutto a sua nonna.
-Ma come fai a saperlo? Come faccio a sapere che questa è una strada che inizia?-
Sua nonna era rimasta in silenzio. Quella risposta non ce l'aveva. Poi, senza sapere da dove venisse, nonna e nipote avevano sentito qualcuno - forse un bidello - fischiettare una di quelle melodie che non stanno scritte da nessuna pare ma che tutti conoscono da sempre. Teresa, che era proprio il genere di nonna capace di approfittare delle cose improvvise come il fischiettare di un bidello, aveva fatto una faccia stupita.
-Dal rumore- le aveva spiegato.
Senza lasciare la piccola mano di Ada, si era avvicinata all'ingresso dell'asilo. Una volta entrate, lo sentirono di nuovo. Sentirono di nuovo quel fischiettare. Nonna Teresa fece ancora la faccia stupita.
-Lo hai sentito?- aveva chiesto. -Questo è il rumore. E' il rumore delle cose che iniziano.-
(pp 9-10-11)

Alla storia dell'infanzia di Ada si alternano la storia della malattia di nonna Teresa, la storia dell'amicizia con l'infermiera Giulia e la storia dell'amore tra Ada e Matteo.


Il romanzo è davvero ben costruito. Le descrizioni dei luoghi e dei momenti sono così ben fatti che vi sembrerà di visualizzare ogni scena davanti ai vostri occhi, come accade al cinema di fronte ai film, e vi rimarranno dentro, come succede con i film belli davvero.
E Ada... Ada è fenomenale. Vive in una realtà tutta sua, nella quale le sensazioni sono amplificate; è in grado di notare particolari che agli occhi di una persona superificiale potrebbero sembrare insignificanti, ma che, se ti fermi per un attimo a pensare, nascondono le chiavi di lettura della vita e di ciò che ci circonda. Guardando attraverso gli occhi di Ada la realtà non sembra poi così male, neanche le situazioni peggiori, persino le situazioni apparentemente senza via d'uscita acquistano una strana poesia.

-Comunque- continua Ada -ho deciso cosa gli regalerò per Natale: un casco da palombaro. Uno di quelli vecchi. Quelli tondi.- Ada, nel dirlo, allunga le gambe come dopo uno sforzo.
 -Magnifico- commenta Giulia, -e perché?-
 -Perché dice sempre che gli piace stare sott'acqua, dice che lì non c'è gravità né niente. E non c'è bisogno di parlare. E gli piace il rumore che si sente sott'acqua.-
 -Ma fa vere immersioni? Nel mare, intendo, ha il brevetto da sub?-
Ada si intristisce semp
re un po' quando la gente mette tutto sul piano pratico. Ogni volta che lei ha una buona idea, la gente non fa altro che buttare l'intera faccenda sul piano pratico. 
- Non lo so, non importa, comunque. Non è realmente per andare sott'acqua che glielo prendo.-
-E allora perché?-

-Perché voglio che pensi che se vuole andare, può andare. Che io lo lascerei andare. Che mi piace quello che fa. Tutto quello che fa. Incluso voler stare sott'acqua, in silenzio.-


Uno stile semplice, delicato e mai banale, che arriva dritto al punto e che arriva dritto al cuore. Non è una scrittura altezzosa, non è arrogante, non è presuntuosa. Evita scrive così bene che agli occhi dei lettori la scrittura potrebbe sembrare quasi un'azione semplice.
C'è quella naturalezza nell'esprimere concetti e situazioni, così vera e così sincera, che appartiene solo ai grandi scrittori.
La cura nelle descrizioni e nella costruzione dei personaggi; il duro lavoro di chi si allena da tempo nella nobile arte della scrittura e che è riuscito ad acquisire quell'orecchio e quella consapevolezza tali da riconoscere ciò che è indispensabile all'impianto narrativo e ciò che non serve; l'impegno di chi si dedica anima e corpo a un obiettivo; le buone letture, oculate, ragionate e il talento hanno permesso questo esordio senza pari.
La storia coinvolge così tanto, il ritmo è così ben ponderato, che ci si ritrova alla fine del libro senza neanche accorgersene. E davvero vorresti interrompere la lettura, davvero vorresti non dover mai lasciare andare Ada, vorresti condividere con lei ogni momento, ogni pensiero fugace e ogni rumore, ma sei costretto a farti trasportare dalla corrente del romanzo.

Insomma, se la letteratura italiana ha un futuro lo dobbiamo a romanzi come questo.
Leggetelo e regalatelo alle persone alle quali volete bene, non ve ne pentirete mai.

“Le cose, quando iniziano, fanno un rumore bellissimo.”

Per quanto mi riguarda sento il rumore della scrittura che torna nella mia vita; il rumore di un po' di tempo per me e solo per me nel quale riappropriarmi dei miei spazi, lasciando fuori il dovere e lasciando un po' di posto alla passione perché, come dice nonna Teresa, "di troppo amore nessuno è morto mai".