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TRE SCENE DA MOBY DICK - Alessandro Baricco





Zitti, zitti, zitti che forse riesco a mantenere la parola data.
Dicevo che avrei ricominciato a scrivere su questo blog ed eccomi qui a scrivere davvero, il che ha dell'incredibile, lo ammetto.

Visto che ci avete creduto più voi di me e visto che ora sono qui, voglio raccontarvi una storia. E' la storia dell'amore e  della passione e poi delle numerose delusioni sofferte da questa ragazza dal cuore spezzato. Gesù, quando ero giovane e illibata, mi sono innamorata di uno scrittore e mi sono sacrificata a lui, anima e tempo, corpo e denaro. L'ho difeso a spada tratta. Ogni volta che qualcuno osava affermare che fosse un disonesto, un falso, un ipocrita borghese e pallone gonfiato io mi immolavo per la sua causa e a muso duro affrontavo gli sfrontati per difendere il mio scrittore preferito... che prima era davvero uno scrittore e che ora è diventato più o meno un imprenditore assetato di money.

Come dicevo, tanto tempo fa, quando ero una lettrice inesperta e senza guida, Alessandro Baricco era uno dei miei scrittori preferiti. L'avventura con il buon Ale iniziò con Novecento, il celeberrimo monologo teatrale dal quale, nel '98, è stato tratto il meraviglioso film "La leggenda del pianista sull'oceano"; proseguì con Castelli di rabbia, Seta e Oceano Mare, che apprezzai sinceramente, e poi iniziò il declino, che mi fece dubitare del suo buon senso.

Riesaminando le vecchie recensioni presenti su questo blog, per esempio, mi sono accorta di due cose:
  1. La prima, senza dubbio, è la leggerezza con la quale scrivevo e pubblicavo...ero inesperta in un modo che oggi mi imbarazza e dalle mie parole lo si percepisce forte e chiaro.
  2. La seconda cosa è che l'adorazione che provavo nei confronti di quei primi quattro libri che ho citato poco fa offuscava terribilmente il mio giudizio critico in merito alle successive opere di Baricco. Nella recensione di L'anima di Hegel e le mucche del Wisconsin, del lontano 2011, ho iniziato ad essere leggermente più obiettiva.
Effettivamente, in seguito a quella sfortunata lettura, ricordo che iniziai ad acquistare i libri di Baricco con meno sistematicità per poi non considerarli più.

Detto ciò, la domanda sorge spontanea: perché hai acquistato un libro di Baricco se dici di non apprezzarlo?
Ho comprato e letto questo libro perché nel corso degli anni, e soprattutto in seguito all'incontro con Melville, ho sviluppato un inquietante feticismo nei confronti di Moby Dick. Nella mia interminabile e imbarazzante wish list di IBS.it, ho accumulato una serie così tanto fornita di titoli che trattano, approfondiscono, studiano, puntualizzano il mito della balena bianca (capodoglio!!!), che se dovessi riuscire a leggerli tutti potrei davvero ambire a diventare una delle massime esperte in MobyDickologia.

L'aggravante degna di nota è che sono stata costretta (costretta davvero) a fare un ordine per recuperare alcuni titoli che mi servono per l'esame di letterature comparate e, visto che c'ero, ho pensato di farmi un regalino...che poi sono diventati due (ma questa è un'altra storia).
E ho scelto due titoli che ricordano Moby Dick perché in questi giorni ho una voglia sfrenata di mare.

TRAMA: "Nel novembre 2007 va in scena all'Auditorium Parco della Musica di Roma "Moby Dick. Il reading". Quel progetto diventa, dopo quasi due anni, un libro in cui Alessandro Baricco traduce e commenta alcune scene significative del capolavoro di Herman Melville componendone l'architettura. "L'impressione di trovarsi davanti (in mezzo) a tanti libri, più che a uno solo, è innegabile". Baricco parte da questo assunto per realizzare una nuova possibile struttura del capolavoro di Melville, che restituisca al lettore il privilegio di leggere, ascoltare, gustare insieme scene, eventi e dialoghi che nel libro originale sono lontane decine, centinaia di pagine. Ecco quindi che l'ingaggio di Ishmael, pagine ricche di ironia che virano spesso verso la commedia, viene accostato alla partenza del Pequod, il lento allontanarsi dalla sicurezza del porto che segna l'inizio del cambio di registro, il portale d'ingresso verso la tragedia. La celebre scena del doblone, quella il cui l'oscuro capitano Ahab convince l'intera sua ciurma a seguire quella che è una sua ossessione privata, una sua privata vendetta, scovare e sconfiggere la Balena Bianca, viene qui rivisitata e riletta in chiave teatrale. Baricco in questo caso accoglie e amplifica la difformità stilistica del romanzo. L'immediatezza scenica, i dialoghi secchi preceduti dal solo nome del personaggio, le poche descrizioni che potrebbero far pensare a scarne didascalie ci introducono immediatamente in un universo che non è più quello del romanzo."


La trama del libro ingigantisce l'opera.
Si tratta di un volume piccolino, 142 pagine, che sono la metà visto che il libro contiene anche il testo originale a fronte.
Come ogni libro di Baricco in due ore è finito e, come ogni libro di Baricco (o quasi), la promessa di un'esperienza decisiva che mai si realizza costa al lettore almeno sette euro l'ora.

Lui non fa molto: non interpreta, non traduce, non offre nessun contributo innovativo o in qualche modo interessante. Si limita a introdurre tre scene bellissime  tratte dall'imponente e sfaccettato romanzo di Melville. Fine.
Mi è capitato di leggere recensioni nelle quali si affermava che Baricco "ci rende omaggio delle sue capacità analitiche su un capolavoro assoluto della letteratura americana". Non è vero. In "Tre scene da Moby Dick" non c'è niente di tutto ciò.
Non è un testo critico, non è un saggio di approfondimento, non è un'analisi dettagliata del testo, non è una rivisitazione, non è nulla di speciale. Baricco è un saggista (saggista?) comodo e furbo a cui piace vincere facile, come direbbe il tizio di quella pubblicità, che prende un'opera grandiosa come Moby Dick, scegliendo tre passi memorabili, qualche citazione qua e la e che si limita a introdurre il tutto nello spazio di due-tre paginette di raccordo e cornice al testo.
Il libro è bello perché è Moby Dick, di Baricco non c'è niente. Purtroppo o per fortuna, Baricco non esiste. 
L'ennesima trovata commerciale che mi avrebbe di certo infastidita se il tema centrale non fosse stato questo. Perché è vero che a parlare male di Baricco molto spesso non è peccato, ma bisogna ammettere che Baricco sa cogliere il bello della letteratura. Lui dà il meglio di sé quando parla dei grandi scrittori perché sa riconoscere la letteratura che vale da quella che vale poco, ed è per questo che è così piacevole ascoltarlo mentre parla delle opere degli altri; è questo il motivo per il quale è bello partecipare alle sue conferenze o guardarlo in tv ed è sempre questo il motivo per il quale sono convinta che la Scuola Holden sia una tra le più valide. Forse Baricco dovrebbe appendere il Macbook al muro e dedicarsi a queste altre cose, anziché perdere tempo a scrivere romanzetti di quattro pagine, pomposi e vuoti come poche cose al mondo. Ma, amici, fino a quando continueremo ad acquistare i suoi libri non ci libereremo di lui.

Però c'è un però: se come me siete feticisti pazzi del microcosmo letterario creato da Melville, per voi sarà bellissimo rispolverare questi tre passi; d'altra parte se di Moby Dick vi importa poco o niente e, soprattutto, se Moby Dick non lo avete mai letto è sicuro al 100% che affrontando questo libro odierete tutto, tutto Melville, tutte le balene, tutti i mari e tutto Baricco.
In buona sostanza è un libro di cui si può benissimo fare a meno, anzi, forse è meglio lasciar perdere. Leggete altro, qualsiasi cosa, ma non questo.
Io l'ho letto, per due ore sono tornata sul Pequod con Ishmael ed è stato bello, ma io adoro Moby Dick e tutto ciò che lo ricorda, dunque non sono obiettiva.
No, non chiedetemi di essere obiettiva quando si parla di Moby Dick.
Non ce la posso fare.

[PS: Avete visto la nuova edizione illustrata pubblicata da BUR? Adoro]