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NEW YORK STORIES - Paolo Cognetti

Breve storia delle mie fissazioni

La mia stanza è invasa da libri e non so proprio più dove metterli.
E' piena la Billy; è piena la miniBilly; è piena la libreria destinata ai manuali universitari; il comodino è prossimo allo sfondamento; la scrivania è sovrastata da volumi su volumi su volumi e di spazio non ce n'è quasi più. (Non vi racconto la storia delle mie scarpe perché questo non è un FESCION BLOG di una FESCION BLOGGER, quindi lungi da me, le scarpe lasciamole nell'armadio).
Quando ho bisogno di utilizzare la scrivania scaravento tutti i libri sul letto, e quando è ora di andare a dormire riporto tutti i libri dal letto sulla scrivania, creando questo vortice incessante di carta e disordine. Poi ci sono quei giorni in cui proprio non me ne va di perdere tempo a spostare i libri e in quei giorni devo sperare che sul letto ce ne siano pochi, di libri, così da poterli spostare in un angolo lontano lontano e trovare un po' di spazio per dormire.
Sia benedetto il letto a una piazza e mezzo.

In questo momento avverto la necessità di puntualizzare un concetto importante: secondo il mio modesto parere, lo spazio non dovrebbe porre limiti all'acquisto di libri. Non posso rinunciare alle letture perché non ho posto per altri volumi e no, amici, no, non se ne parla. Io, gli eBook, gli eReader e compagnia bella (nonostante io stessa abbia scritto una tesi di laurea sull'ipertesto) siamo binari paralleli, mondi distanti, che non si incontreranno mai. E no amici, con la biblioteca non funziona, o meglio, funziona se un libro mi piace così così, ma se un libro mi appassiona non riesco a restituirlo e ad abbandonarlo. Diamine, sono un toro!
L'unica soluzione, ché una soluzione c'è sempre, è trovare altro spazio.

Situazione attuale: libri abbandonati sul letto

Detto ciò, veniamo a noi.
La situazione attuale, come si evince chiaramente dalla foto qui a lato, è la seguente:
- Agenda Book Journal aggiornata alla data del 15/05/2016
- Lettura conclusa di numero 1 libro per dovere e numero 2 libri per diletto (di Tre scene da Moby Dick trovale la recensione QUI!)
- Cervello impostato in modalità "se potessi volerei a New York ora e difficilmente tornerei a casa".
Perché?
Perché ho letto "New York Stories" di Paolo Cognetti e perché, se seguite questo blog da tempo sufficiente, è chiaro ed evidente l'amore dichiarato e sovraesposto che la sottoscritta nutre nei confronti di New York e di tutto ciò che le ruota intorno.
Leggere questo libro era un dovere morale verso la mia passione, a costo di spendere 21 euro (a proposito, su Ibs in questi giorni lo trovate scontato a 17€)


TRAMA: "A chi la attraversa con occhi attenti, New York racconta la storia di un secolo preciso, il Novecento: in quali idee credeva, di quali mali soffriva, che sogno di felicità inseguiva. Camminare tra il Lower East Side e il Greenwich Village, o pedalare su per Broadway fino a Times Square, o costeggiare l'isola in traghetto da Harlem alla Battery, è come assistere a un'epopea che nasce nell'età del transatlantico e delle grandi migrazioni, supera gli anni ruggenti, gli anni ribelli, gli anni dell'opulenza, e finisce una mattina di inizio millennio, il giorno del 2001 in cui qualcuno ha immaginato di poter distruggere New York. Ma una città non è fatta solo di luoghi: sono le persone con i loro sentimenti, le loro relazioni e desideri, a darle la sua anima. E New York - lo dice Fitzgerald nel racconto che apre questa raccolta - non è la città di chi ci è nato, ma quella di chi l'ha desiderata, e ha dovuto combattere per farne parte. Come la vecchia Mary del racconto di Nicholasa Mohr (tradotto per la prima volta in Italia), che ha lasciato un figlio a Portorico con l'intenzione di tornare a riprenderselo dopo aver fatto fortuna; come gli emigranti descritti da Mario Soldati che durante la traversata immaginano cosí il loro approdo: «fauci aperte, immane leviatano, a triturare senza pietà chiunque non sapesse l'inglese». I personaggi indimenticabili di queste storie - la bella bionda di Dorothy Parker, quello spilungone di Jelly che gareggia a colpi di rime in strada per rimediare un pranzo, o Pier Paolo Pasolini, in pantaloni di velluto e scarpe di camoscio, che si aggira da solo per le zone più cupe del porto - compongono il frastuono di grida, litigi, proteste, suppliche, dichiarazioni d'amore che sono la musica di New York. «Un luogo dove nascondersi, dove perdersi o ritrovarsi, dove fare un sogno in cui si abbia la prova che forse, dopo tutto, non si è un brutto anatroccolo, ma si è meravigliosi, degni di amore», come scrive Truman Capote. Paolo Cognetti da anni esplora le strade e le storie della Grande Mela, e ci regala con quest'antologia una bussola letteraria preziosa e originale per il nostro personalissimo viaggio
Rendere lo spirito di una città attraverso un'antologia di testi non è un'operazione semplice. Se poi quella città è una grande metropoli mondiale come New York, sulla cui storia è stata edificata un'autentica mitologia, l'opera può diventare uno sforzo titanico o donchisciottesco, in virtù della capacità dell’autore. Paolo Cognetti, già padre della serie "Scrivere/New York" per Minimum Fax, ha centrato l'obiettivo col tomo edito da Einaudi e pubblicato l’anno passato, un’opera che scava nelle sfaccettature di una realtà urbana, quella della Grande Mela, che forse più di ogni altra città ha rappresentato i valori del secolo scorso. Così, nella selezione letteraria sapientemente curata, si possono scorgere le tante anime che hanno dato voce al sogno americano, perché ogni storia a stelle e strisce made in NY è la storia di un viaggio, un itinerario in luoghi più o meno conosciuti che penetrano nel proprio io, esasperandone paure, tic e speranze."

Ventidue autori, ognuno con la propria storia, ogni personaggio con la propria compagnia, che sia l'alcool, un gatto, il vicino o la donna perfetta, come suggeriscono dal blog La campana di Vetro.

Trecentosettantotto pagine, una cartina di New York che indica dove sono ambientati i racconti e una cartina a colori  realizzata da Saul Steinberg.

Gli anni ruggenti, la grande migrazione, I love New York, l'età ribelle e Luminosa decadenza sono le cinque sezioni in cui è suddiviso il libro e New York è il leitmotiv del progetto di Cognetti.

Un libro adatto agli amanti della letteratura americana e della città che riesce a farci sognare ogni volta.

I miei racconti preferiti? Eccoli:
Il barile magino - Bernard Malamud
La vecchia Mary - Nicholasa Mohr
Ballata - John Cheever
Saluti a casa - Richard Yates
La suocera - Ed Sanders
Un luogo dove non sono mai stato - David Leavitt
Le cose che facciamo per amore - Mona Simpson
E voi? Quali sono i vostri racconti del cuore?

A presto
Marti